Poesia "Dall’Amazzonia a New York"

I

Albero da te ho preso il dolore selvaggio
quei lamenti nell’aria, nel fiume
fuggono gli animali dai tuoi rami-rifugio
suoni assordanti di scimmie e araras
il tronco annerito dal fuoco cade.
Il bradipo si muove lento, silenzioso
l’ariranha e il tamanduá
orecchio attento ad ogni rumore.
Gli alberi raccontano la loro storia
La loro vita quando è sommersa nelle acque,
fra i pesci che si nutrono dei loro frutti.
Già nel tramonto si alzano i suoni
gridano gli uccelli storditi
negli alberi i jaburus i macucus gli inhambu.
Nel sottobosco il vento è fermo.
Indietro nel tempo i colori vibranti
pubescenti, gonfi di acqua
oggi è giallo, il colore verde all’origine.
Ossa, pezzi di legno, migliaia di insetti.
Si accende un fuoco che abbaglia, acceca.
Chi può togliere questa freccia senza punta?
dove possiamo deporre questo male?
In tutti i luoghi della terra
suoni interferiscono, ricordi di morti.
Il cielo che oggi ti accompagna è senza stelle.
Il viso del dolore può scomparire?
Le vibrazioni rendono fertile l’aria
Rimbomba il tuono e i fulmini folgoranti.
Tutto arde: pioggia di fiori
mangabas, cajú, onde di brezza.
Gli alberi giganti della foresta conoscono
una lingua di fuoco che li distrugge.
Prima, vicino al grande fiume apparivano i serpenti
boicininga, jiboias, coccodrilli,
il giaguaro, lince giallo-marrone,
i rami pieni di pappagalli
iguana, irara, bradipo
jabutí, tartaruga nel pantano
il caititú, cinghiale pelo castano
le grida delle scimmie urlatrici
le voci di migliaia di uccelli.
La memoria si delinea, si forma: sono onde
la selva convive con il fuoco.
Tutto vola: foglie-uccelli
farfalle-foglie, colore-luce.
Sulla cima degli alberi
gli occhi neri, il potere del condor.
Tanato, gabbiano piccolo
nido di uccelli la sua casa
quel palpitare dentro dei rami
sono le sue ali.
Niente impedisce, la foresta continua a cadere
le grida, le guerre, i morti
una voragine, un’aura di fumo
niente respira.
Prezioso uccello vivo e canoro
accende un mondo di visioni con il suo canto.
frutti rari non apriteli per maturare
anima della foresta prendi possesso dell’universo.
Alberi mostrate le vostre viscere
il vostro corpo, i germogli di granuli verdi,
le vostre radici, oblunghe foglie
con nervature e vene.
I vostri animaletti, la danza dei colibrì
Zechirino attraversa il paese delle ombre
si comincia a sentire il vento tra le foglie
si confonde con le altre voci.
Capeba che nasce all’acque sente
le sue foglie lambite dal fuoco
si deforma, tutta ferita e gonfia
Respira: è ancora qui la vita
ancora un poco, continua
respira non fermarti
respira, respira, continua
è ancora qui l’inizio della vita

II

Alberi di metallo pieni d’oro argento
toccano le nuvole, e i tuoi sogni.
Uccello di metallo attraversa il cielo
vola vola, va va, dove dove?
l’uccello metallico diviene una freccia
spezza gli alberi di cristallo
Il viso del dolore lancia il suo grido
che scorre dalle mura.
voglio ricordare storie varie
ricordi di morti insepolti
nascono nomi, offerte a chi è partito
e il cuore dell’albero gigante
si disfa e ricompone infinita materia
ondeggia una nuvola di polvere
dentro il corpo del vento
è acuta la sua voce
la voracità del serpente di fuoco
penetra le radici del sole
nuvole nere asfissianti
nuvole di brace sul mondo
ruggito di macchine, seghe, asce.
Musiche e immaginari cerchi abbandonati
movimento di nuvole di polveri gialle
dai tronchi spezzati sprizzano pezzi di metallo
fili di amianto, rivoli di sangue, anime.

Dalla baia di Hudson i delfini
chiedono luce e armonia
l’inizio di un nuovo pensiero
un esercito di formiche in fila
trasporta le anime come foglie.

Márcia Theóphilo
Roma, 11/9/01

 

indietro
avanti