Poesia "Guainxê" dal libro "Foresta mio dizionario"di M. Theophilo

In onore del Sole, divinità suprema
prima che le ombre della sera
lo nascondano, danzano attenti
agli ornamenti adagiati sui capelli:
essi trasmettono luce al corpo
quando i volti tramontano.
Un volto dove il sole non tramonta
quello di Kupaúba che mima
il salto degli uccelli sui rami
come i salti di un macaco-folletto
che gioca con i frutti degli alberi
tutto il giorno fino a sera
quando, ormai stanca, cerca con lo sguardo
Kuambú e non lo trova. Preoccupata allora
intona un canto fatto di grida acute
gê-gê-gê-guainxê va ripetendo
battendo le sue mani al ritmo uguale
intesse movimenti e spirali
ricorda il piccolo sole che percorreva
il suo corpo in ore abbandonate
e il girotondo azzurro del giorno.
Canta all' aurora Kupaúba, pura presenza
dallo sguardo bruno,
la sua voce emette un richiamo
e le sue braccia esili e lunghe
s'aprono in un abbraccio che contiene
fiume, animali, alberi, pesci.
Si ode sulle sponde: guainxê, guainxê.
Tremavano felici le sue gambe, profumo
di animale, ma lacrime ora scuotono
il suo corpo disperato e inizia
un processo irrazionale: il dolore.
I richiami nella bruma verdastra,
in una sola immagine riunite
vede la propria gente e la foresta
anelate, anelanti, insieme nel ricordo
apparvero le stelle, la festa
continua, verdi occhi d'uccello
senza rifugio, storie conosciute:
eccola in una canoa, accanto a Kuambú
perduta in sogni, è arrivato il momento
che sarÓ lei a raccogliere le forze
senza fare parola, bagliore d'acqua
estrae amori segreti, intessuti
aggrovigliate tele sopravvivono
guainxê, guainxê, bagliore d'acqua
correvano le gambe, ridevano, ridevano
fiori e foglie fluttuanti, radici nuove
il polline soffiato dalla brezza
vola via dalle piante mentre il muschio
nella palude cresce sempre pi¨.
Tra le piante i suoi seni, occhi
confusi col tutto, suoni
pi¨ alti di tamburi, sfiorati
da dita leggere: colori accesi, rossi
e gialli e bianchi ondeggiano insieme
batte in fretta il suo cuore, batte alto.
Il dio Sole non muore

è eterno, è eterno, guainxê, guainxê

il verde, il verde invade la sua testa
la notte contenuta nelle luci-sementi
antiche voci di rituali, di veglie;
le vene che ricoprono il suo corpo
sono fiumi, affluenti, costellazioni di stelle.
Fiori ornano i suoi capelli, Kupaúba
continua a girare, a girare
fino a gettarsi al suolo, stordita:

guainxê, guainxê.



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