Annalisa Ramondino - La scultura

Monografia di un piccolo universo

 La scultura di Annalisa Ramondino

Le cose sorgono dentro di noi come musica da uno strumento. Siamo lo strumento di qualcosa che è al di fuori di noi ma del quale facciamo parte.
Consciamente o inconsciamente. In questa dimensione si trova la mente dell’artista. Per Annalisa Ramondino la scultura è il catalizzatore di tutto un processo creativo. La manipolazione non è puramente mentale, per Annalisa gli strumenti significano anche ombre, luci, viaggi e pellegrinaggi in terre come l’India, la Cina, l’Africa, ma che la riportano, infine, sempre alla sua Napoli, dove lei ha vissuto, o anche a Trastevere dove abita ed elabora con emozione i temi dei suoi viaggi attraverso oggetti raccolti con la sua fantasia.
Qualche volta questo pellegrinaggio passa attraverso gli ex-voto o ricorda il mondo ludico pieno di allegria e vitalità nella scoperta di luoghi conosciuti o anche immaginari.
I sognatori, gli artisti, sono il senso dell’universo, qualcosa in più della scienza, sono l’anima della materia, imprevedibili e profondi quanto l’universo infinito.
Quanto dura nell’essere umano il bambino che è in lui?
Esiste un’universalità del mondo creativo dei bambini?
I bambini sentono gli esseri naturali e soprannaturali, gli esseri che volano e cantano, e con l’allegria della loro immaginazione nel quotidiano vissuto, anche una lattina, una ruota o una scatoletta, sono il principio di tutti i sogni.
Annalisa ci offre, perché anche noi possiamo divertirci con le sue opere, queste materie e testure e costruzioni di piccole città con piccole case che camminano su ruote. Vogliamo vedere il mondo attraverso il sorriso sulle labbra dei bambini, i loro piccoli candidi schiamazzi.
Dell’apprendistato e della creatività originate dal ludico nascono molti elementi: forme cilindriche, combinazioni elicoidali, o coniche.
La scultura è soltanto una parte di un processo, un catalizzatore, un oggetto magico che evoca il clima contenuto nella sua costruzione.
Questo viaggiare continuo fra i mondi che è proprio di questa artista che con la sua sensibilità ci riporta al paese d’origine e alla posizione cosmica di quella realtà.
E’ la mente creativa che si sviluppa e stabilisce i contatti fra i vari universi, le varie culture. Comincia lentamente e l’esercizio della forma è la ricerca di qualcosa di più prezioso. Sinapsi addormentate riattivano regioni occulte, trovano aperture – tutto il corpo impara – non è soltanto la mano che attua, delicati ingranaggi girano cercando sintonia.
Nessuno deve ricercare in questa artista un unico flusso conduttore, un'unica direttrice.
Annalisa possiede una grande eterogeneità di soggetti che risultano essere delle ottiche diverse dell’apprendimento delle altre culture incontrate come quelle africana, quelle dei paesi del mediterraneo, che sono entrate all’interno della sua opera con la loro religiosità. Il suo amare, camminare, contemplare, il suo trasmutare attraverso il lavoro fatto di libertà e inquietudine fa sì che la sua opera rimanga come simbolo di un tempo dove non tutte le illusioni sono perdute, dove il meraviglioso sopravvive all’infanzia.
Annalisa è come una piccola chiocciola con la sua casa sulle spalle e con uno specchio cilindrico che riflette dentro se stessa una pianura infinitamente estesa fino a diventare isola, montagna.  
La sua scultura minimalista, lirica, che usa materiali riciclati, si proietta come una freccia. Nella sua casa laboratorio, una parete coperta di icone, perché nessuno dimentichi il labirinto del suo fare.
La sua opera è composta dai materiali più vari raccolti nei suoi viaggi: fili, pietre, oggetti trasparenti, giocattoli ma anche preziose memorie dei popoli incontrati.
Qual è la sua chiave?
Di che colore sono i suoi segreti?
Sembrano isole che non vogliono trovare un posto fisso nel loro arcipelago. E come in un rituale noi entriamo nel suo caledoscopico universo di bambina mai soddisfatta nella sua curiosità.
Come se credesse che conoscendo il mondo attraverso il suo modo di descriverlo potrebbe raggiungere i suoi segreti.
La pietra l’attrae con i suoi colori mimetizzanti, diventa per lei come una cera pronta a sciogliersi, come un’acqua fluida, leggera, soave, quasi perfetta.
E il bambino, che ha ispirato le opere di Paul Klee, Mirò, Picasso, Kandinski, Savinio o Turchiaro, tocca anche lei, che prova intenso amore e interesse per tutte quelle piccole cose – forme, oggetti, colori, foglie, semi, pietrine, specchietti, filamenti di stoffa -  inconcepibili per una mente adulta che ha perduto il bambino che aveva in sé.
Annalisa sceglie un posto lontano nella sua dimensione e dorme sognando pietre levigate dal solstizio e dalle stagioni. E le sue piccole case, cuori pulsanti, dove non esistono porte.
Come una lucertola Annalisa aspetta il sole con una viva allegria, guardando le sue case camminare sulle loro ruote e pensa al ghibli, che quando soffia penetra all’interno della pelle, dei tessuti, rimanendoci con la sua polvere rossa.

Marcia Theophilo
Roma, dicembre 2006

Homepage di Annalisa Ramondino
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