Anna Lemos - "Il corpo e il mare"

Presentazione del libro
“Il corpo e il mare” di Anna Lemos

Ho sempre creduto che entrare nel mondo di una scrittrice poeta è come entrare in un bosco intricato e stabilire un contatto che non ha timori davanti ai temi dell’amore e della morte ma apre uno spazio alla conoscenza che va al di là del tempo e del transitorietà delle cose.

Il romanzo “Il corpo e il mare” nasce per liberare l’artista, perché lei avesse finalmente la materia dove esercitare senza paura il suo talento. Questa libertà di respirare assieme ai personaggi, vivere con le loro anime, l’ha fatta germogliare e diventare più frondosa. I suoi personaggi appaiono o cospirano, demarcano  spazi più o meno grandi, creano una atmosfera appropriata ad un respiro più ampio.

E Antinea è il personaggio principale,-“ vede la luce nell’abisso del mare più profondo perché anche nelle tenebre più terribili, lei può vederla, desiderarla.”
Antinea è l’unico personaggio che si può conoscere pienamente, gli altri sono visti attraverso di lei, anche quando sono onnipresenti quanto lo sono il padre e il mare o molto importanti come lo sono Timur e Livia.
Il padre è un  essere onnipotente, Antinea non ha madre perciò dipende da lui in modo più assoluto, una bambina sola davanti a suo padre che dal suo decimo compleanno le impone una forma di “amore” che lei non accetta e che la ferisce tanto. Come è possibile che una bambina si possa difendere da una simile situazione? E Antinea non ha potuto fino all’inizio della sua adolescenza, quando si è ricordata di essere stata felice nel mare. Da quel momento il padre cessa di essere il suo punto di riferimento e a sedici anni la sua vita cambia quando incontra Timur, il suo amante e Livia la sua amica adulta.

Questo romanzo di Anna Lemos è un gioco di tensioni e emozioni, senza perdere per questo la sua natura letteraria.
La prima cosa che ho pensato, dice Anna Lemos, è che volevo che il mio romanzo si comportasse come un attore. Quello che volevo ottenere era la corporeità e l’interiorità. Volevo ottenere una lettura emozionale del libro.

Questa autrice ci fa pensare seriamente con la sua audacia d’espressione elementi nuovi nel nostro tempo, l’evoluzione del mondo femminile, la sua depurazione. La sua opera ha una palpitazione ardentemente umana le cui esperienze si depurano nel dialogo, si affinano eliminando ogni elemento superfluo. Il suo testo è come un processo, un’entità dinamica. L’idea di sintesi e rigore come il preparare un progetto, l’architettura di un romanzo non elimina ne’ l’emozione ne’ il sogno. Oggigiorno sappiamo che anche il più limpido e trasparente testo letterario è doppio con una seconda fase dell’analisi dell’inconscio. Poco fa ho parlato di questo libro come un processo a cui il lettore partecipa per completarlo.
Lo scrittore è una persona ossessionata dalle parole, ma è anche come un pittore dai suoi colori, come lo scultore dai suoi spazi vuoti e un fotografo dalla luce. I suoni lui li estrae dalle pietre, dagli ingranaggi ferruginosi.

Io mi domando qual è il significato del libro “Il corpo e il mare”?
Il suo libro ha il dono di una scrittura che si vive a fior di pelle in un alto grado di sentimento che ha una caratteristica della donna nella sua costituzione psicologica. Un dono profondo che marca la natura di chi sa proiettare su se stesso questo essere sconosciuto che è il mondo interiore che possediamo.

Il corpo rappresenta la singolarità di un essere, una goccia, il mare rappresenta per lei la vita, parte del suo stesso corpo. Credo che questo romanzo possa  essere comparato con “Lolita” di Nabokov perché in tutti e due i romanzi c’è una fanciulla quasi bambina nelle mani di un uomo adulto che ha su di lei la patria podestà. Ma quest’uomo è per Antinea il suo stesso padre. E la fanciulla parla in prima persona, non accetta il ruolo di oggetto né di vittima. Non accetta le opinioni di suo padre. Tra Antinea e suo padre c’è un conflitto. I dialoghi fra loro finiscono come un’onda lunga che si protrae mutando sensazioni, umori, colori. E il linguaggio nasce assieme all’emozione dando spazio a momenti che fanno mancare il respiro, mozzare il fiato. Tutte queste situazioni, questi eventi, si susseguono attraverso spazi di vita psicologica e interiore.

Se mi interrogo sulla ricerca estetica di questo romanzo è perché voglio entrare nel processo letterario che nasce dalla poesia per raggiungere il suo rovescio nella prosa.

Lo scorrere di questo libro nasce da una necessità umana di evolversi, e ci fa immergere nell’angoscia, nella gioia, nella disperazione e nella speranza generosamente. Tutti noi abbiamo bisogno di questa Antinea per continuare a ricercare dentro di noi queste fonti, queste forze interne della nostra natura, è soltanto con lei e a causa sua che si può creare letteratura o meglio, sentirla.

Finalmente un testo dalla parte di Lolita. Da quando ho letto il libro di Nabokov  ho sempre desiderato leggere un libro come questo che racconta che cosa sente una bambina piccola davanti a questo “padre” che aveva su di lei tutti i poteri. Lei era inerme non solo davanti alla sua forza fisica ma anche quella mentale, psicologica e economica. Era una bambina davanti al padre. Era una bambina davanti al mare.
Antinea è una bambina avida di esistere e, nonostante tutto, riesce ad avere la forza di combattere e l’intelligenza di vincere una battaglia che chiunque avrebbe detto perduta fin dal suo primo, sproporzionato confronto. Lei è chiusa dentro ciclopiche muraglie ma il suo spazio interiore è l’immensità del mare.
L’essere umano si forma in una sfera ovoidale, in cui l’acqua è come l’aria, ricorderà, poi, geneticamente, la sua aria liquida.
Le voci di questo libro sono sentieri del proprio tempo, e non sarebbe possibile senza il riconoscimento della difficile condizione femminile, che inizia nell’infanzia delle bambine.
Antinea segue i luoghi della sua storia, costretta in una vigilia dolorosa eppure avida di esistere per essere dentro l’amore, dentro il mare.  Il corpo e il mare.
Il racconto del mondo interiore di una bambina davanti all’immensità del mare, alla complessità dei sentimenti, alla molteplicità delle emozioni e dei sensi. Nonostante le alte mura innalzate intorno a lei, riesce a oltrepassare la barriera, per dare voce alle altre fanciulle silenziose, che non riescono ad imporsi, non riescono nemmeno a darsi questo diritto.

Antinea è ferita nella sorgente della vita, ma nel mare scopre un fluido universale che porta ad animare la sua creatività e speranza di sopravvivenza. Il mare ha un ruolo importante nell’opera di Anna Lemos, un’influenza potente e irresistibile, e che lei ha amato e ama con tutta l’intensità del suo temperamento. Vive con il mare i suoi rumori più lontani e impercettibili come una intera orchestra.
Quando una bambina si affaccia alla vita ama l’abbagliante mare che la vivifica.
È molto difficile per una bambina mostrare i propri segreti, farli arrivare al pubblico - ci sono molte mura innalzate intorno all’infanzia - il peso della tradizione, della famiglia, del discredito.
Ma Antinea conservava segreti in uno spazio interiore in cui la materia della sua vita fisica si agitava assieme al mare.
E il linguaggio proprio delle acque attraversa ogni materia e spiega la ragione di essere nel mondo, ecco il mare. Il mare rivela delle profezie, attira Antinea fuori della sua tragedia del passato, l’attrae con i suoi colori. Un giorno è acqua, un altro giorno è cristallo trasparente, un altro giorno uccello. Tutto è sentimento puro, prima invenzione, pensieri per memorizzare il mondo e dormire tranquilla insieme a loro. 
Ecco il mare, pieno di vita, bisogna coglierlo da tutte le sorgenti: dalla musica, dalla poesia e da questo romanzo di Anna Lemos “Il corpo e il mare”.
E tra il suono del mare, il senso e gli odori, si odono voci conversare nei dialoghi fra i personaggi.

La forma è il suo contenuto ma la voce deve essere al di sopra della tecnica nella scrittura. E la scrittura di Anna Lemos non è una semplice felicità formale, è a mio parere, densa di infinite possibilità.
Anna Lemos, attraverso il personaggio di Antinea, cerca di sentire il mondo, la vita mentre allo stesso tempo, cerca di esprimere gli effetti provocati su se stessa da questo difficile percorso, da questa sempre ardua esplorazione.

Anna Lemos, si esprime in un linguaggio che ha la facilità e capacità di conquistare le anime. Queste caratteristiche della sua forma ci rivelano subito la natura della sua scrittura che senza difficoltà si assimila. Così produce un’opera che nessuno ha visto, proprio perché è tanto nascosta e la opprime.
Così il testo acquista, nella vicinanza estrema della circostanza. il valore di un oggetto trasmissibile. L’instante è cercato come effetto inaspettato.

“Siamo nati nella luce, la vogliamo, l’abbiamo sempre voluta perché abbiamo occhi che vedono anche se sono chiusi, se sono ciechi” e Antinea ricerca la speranza e la luce perfino nei momenti pieni di ombra e angoscia.
“Siamo fatti in gran parte di memoria, - dice Borges - ma questa memoria è fatta in gran parte di oblio. La memoria scrive e torna visibili i suoi caratteri di luce, ma se tutto fosse luminoso niente lì si potrebbe leggere”.

Questo testo è un campo di azione. È come un gioco di tensioni e emozioni, che non perde mai la sua natura letteraria. La narrazione è come il rovescio della poesia, ci svela i misteri della vita interiore di una bambina, che con la forza del suo desiderio di vita e di felicità, riesce a confrontarsi con un padre che vuole avere su di lei un potere assoluto.

Marcia Theophilo, Roma ottobre 2006

Homepage di Anna Lemos
Recenzione di Walter Pedullà

 

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