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Claudio Willer - Amazonia Canta

 

Márcia Theóphilo, poeta nata in Fortaleza, Brasile, pubblica in Italia da più di trent’anni e precisamente dal 1972. Al di là di questo svolge un’azione importante attraverso letture pubbliche, conferenze, seminari ed altri tipi di interventi che, oltre all’Italia, si estendono anche in tutta l’Europa. In questo suo percorso personale ha anche promosso una buona diffusione della letteratura brasiliana, riconoscendo come fonti di ricerca il nostro Romanticismo, con la sua tematica indigenista, e il nostro Modernismo specialmente quello attratto dallo studio delle origini di Raul Bopp o di Mário de Andrade de Macunaíma, e anche evidenziando il suo dialogo con la poesia contemporanea del Brasile.
Immediatamente dopo il suo arrivo a Roma, spinta dalla diaspora provocata dal regime militare brasiliano, il talento di Márcia viene subito riconosciuto da illustri figure come il poeta brasiliano Murilo Mendes, dal saggista e direttore dell’Accademia Teatrale Silvio D’Amico Ruggero Jacobbi , fondatore a San Paolo, negli anni ’50, del TBC (Teatro Brasilero de Comédia) quando esiliato perché ebreo, dall’Italia, all’epoca del fascismo. Jacobbi ritornando in Italia alla fine degli anni ’60 ha anche contribuito a un’enorme diffusione della letteratura brasiliana traducendo Inveção de Orfeu di Jorge de Lima e anche tanti altri importanti poeti brasiliani tra i quali la stessa Theóphilo.
Stabilisce anche una grande amicizia letteraria con Raffaele Alberti, illustre esponente della generazione spagnola del 1927.
Nel tempo altre personalità letterarie hanno continuato a darle prestigio come il noto poeta italiano Mario Luzi e l’importante critico brasiliano Fábio Lucas. Il riconoscimento da parte di questi e altri lettori qualificati fu evidenziata dall’inserimento delle poesia di Márcia Theóphilo in varie antologie poetiche, dai numerosi inviti ad incontri letterari e dai prestigiosi premi ricevuti. La poesia di Márcia Theóphilo è evidentemente di tematica brasiliana più particolarmente amazzonica, come dimostra attraverso i titoli delle sue opere come ad esempio l’antologica Amaz&ocinc;nia Canta / Amazon sings, Abooks Editora, San Paolo 2004 o Io canto l’Amazzonia, Edizioni dell’Elefante, Roma, 1992. La sua Amazzonia è chiaramente quella dei boschi che devono essere protetti, dei popoli nativi minacciati dall’estinzione, dei fiumi che per le loro dimensioni ancora resistono all’avanzare di un progresso distruttore, e di un patrimonio simbolico di usi, costumi, miti, leggende e linguaggio orale degli abitanti originari del Brasile inseparabili dalla loro foresta.
Ma la sua opera non riguarda solo l’Amazzonia e le culture indigene, come si può vedere dall’esame delle sue liriche pubblicate nelle diverse antologie e dalla serie delle sue poesie dedicate alla magica natura della Sardegna. In tutto questo contesto, la sua opera emerge, si fa sentire, e diventa, come dice Fábio Lucas, portavoce in difesa ecologica dell’ambiente non solo brasiliano; e Márcia diventa una “privilegiata interprete” in quanto brasiliana discendente dagli Indios e antropologa. Per questo lei conosce a fondo, ed emotivamente, il suo tema, ne ha una doppia conoscenza attraverso le sue proprie radici, la sua origine familiare (suo padre è nato nell’Acre) anche per aver approfondito in modo sistematico disponendo di una base profonda, di un’intuizione espressione della sua sensibilità. Fra gli altri tratti della sua poesia, che caratterizzano uno stile personale, abbiamo i numi e i nomi delle etnie sterminate di Mães e Pais da América, pubblicate in Amaz&ocinc;nia Canta; Foresta mio dizionario (Floresta meu Dicionário), de cantar o som das palavras/ Açana, Yana, Nacaira/ Cajá, Pacaba, Maçaranduba. Per lei ogni parola è un essere, e per questo parole che scrivo sono quelle di un’aria piena di parole, perché la foresta è il mio dizionario. Così il poeta non è soltanto narratore, è quello che conosce il linguaggio della foresta, i segnali della natura e che dà loro un senso per essere capace di tradurli come un antico sacerdote tribale che trasmette i miti e li interpreta.
Quello che distingue le poesie pubblicate in Amaz&ocinc;nia Canta (Amazon sings) , la sua più importante collana pubblicata in Brasile, è l’esuberanza. Mimetizza e riproduce la vitalità amazzonica e del suo magico mondo in testi che cercano rapporti con il mondo attuale riportandoli al momento presente non in forma rappresentativa o meramente descrittiva, per questo lei si presente come interprete e allo stesso tempo come avatar, l’incarnazione della vita della selva. Usa la prima persona, confonde il proprio Io di poeta con la natura come nella poesia dedicata all’albero Munguba dove parla dello meu esplendoroso corpo/ mas eu, Munguba frondosa/ sou mais ampla o come in O vento dove continua l’animismo, la mescolanza fra la sfera del soggetto e il mondo degli oggetti. Eu danço, e tu ?/soa, baila, assobia, canta. il risultato è un’immagine poetica come E o vento continua/ devorando a noite; dentro di lui ha una música dos ramos. In Kupaúba ou Copaíba, un albero totemico e antropomorfo che si presenta come divinità incarnando l’archetipo femminile nel poema dallo stesso titolo.
Di tutte le metafore di un confronto fra il mondo mitico, tribale e la civilizzazione tecnologia, la più espressiva credo che sia quella di Da Amaz&ocinc;nia a New York, una sua poesia del 2001. Indica una sintesi, una via d’uscita per i conflitti della società in cui viviamo con confronto con l’antica civiltà della foresta. Anche nell’ Última Orgia, equivale a una rottura dei limiti dell’umano, confondendosi totalmente con la natura: Um rio caudaloso são nossas vozes/que cantando arrastam tudo: as máscaras, os carros, a serpente sinuosa dos corpos. È questa fusione del personale con il naturale del mondo degli oggetti delle divinità e della soggettività che mostra le ragioni per le quali Marcia Thephilo viene riconosciuta come poeta. Come lei stessa dice in Pitanga, O amor nasce como raízes, per questo il mondo mitico della foresta è il suo vero spazio umano.

Claudio Willer

Presidente dell’União Brasileira dos Escritores

San Paolo, marzo 2004

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