Critica sulla poesia di Marcia Theophilo:Libro "Io canto l'Amazzonia"

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Da Rio ci viene il canto della natura

di Franco Loi

Da Rio de Janeiro, dove la "civiltà occidentale" ha detto che la salvezza della natura, e quindi la sopravvivenza dell'uomo, non è compatibile con il sistema del capitale , e degli sfruttamenti industriali, ci viene un canto, che è canto alla natura e canzone della natura:

«Il Rio delle Amazzoni lavora senza posa, vive ... »

ma …

«in mezzo al bosco
gli alberi affamati
gli alberi allucinati
in mezzo al bosco
in mezzo al cemento gli alberi t'implorano
tamacueré yndayara Catuetê Curupira

molti alberi trovati affamati
moribondi
raccontando storie cupe e fantastiche
di città distrutte sono gli unici testimoni
vivi o semi-vivi di quello che rimane dell'uomo... »

È una poesia dal libro di Márcia Theóphilo, "Io canto l'Amazzonia". (…)
E quella di Márcia Theóphilo è una poesia che, pur scritta in una lingua europea, il portoghese, rammemora altre civiltà,antichi suoni e miti di un perduto rapporto con la natura, le emozioni di un diverso modo di vivere e di essere dell'uomo.

«Il fiume passava lento
verde senza sosta, il fiume
insieme lo guardavamo passare:
era il fiume
e vedemmo passare un giaguaro il su un tronco,
lungo il fiume
e un tucano sopra un ramo
che viaggiava lungo il fiume
insieme li guardavamo passare:
era il fiume ... ».

È il Rio delle Amazzoni ma potrebbe essere il Tevere. E la malinconia di qualcosa che muore, la nostalgia impossibile dell'uomo per una parte di sé che scompare con la natura, è la visione impotente di una catastrofe che, minaccia la terra.

«Sta aumentando la terra non esiste più acqua».

Ammonisce un verso, e la sappiamo bene noi che conosciamo la pazzia di quante braccia umane, quanta aria, quanta acqua e quanto cibo avvelenato occorrano per dar lavoro a braccia umane, per produrre cibo velenoso, e automobili che scaricano gas e città di smog e di acque imbevibili, e catene industriali, e banche che arricchiscono sulla peste che chiamiamo 'civiltà'.È un sogno - pericoloso combattere la morte e la fame, sostituire alla selezione naturale lo sterminio organizzato, perpetuare infine la violenza dei capitribù e dei principi con l'anonimato degli speculatori e ' delle multinazionali.

«I fiumi marciscono
i vecchi assistono ansiosi
ai comodi e alle voglie dei, giovani
il mondo mostra le sue ferite
attraverso un apparecchio che ripete
immagini di distruzioni»:

la poesia di Márcia è colma d'amore e di preghiera ma percorsa da un brivido unico di stordimento e di paura:

«Chi più si ricorda dei limiti?
Proibita è soltanto,la norma... »
«Spalancano il paradiso accendono la pazzia
i nostri sensi scatenati ... »:

è un pensiero da meditare: questa civiltà, fondata sul piacere e sulla avidità sfrenata ci riporta ai primordi somiglia molto alla barbarie:

«Ogni giorno viviamo tutte le stagioni…».
«Il giorno dopo sono mutati i pensieri»,

ma è una barbarie che distrugge persino lo scenario, che non rispetta la propria possibilità di sussistenza. La poesia di questa brasiliana di Roma non è, che una delle tante voci, un grido dei tanti inascoltati. Ma sia un esempio a quanti si sono affrettati a parlare di 'inutilità della poesia' e di 'poesia al servizio dei potenti'. Certo, la poesia non propone ideologie e né facili cambiamenti; ma si rivolge alle coscienze e alle anime, e, non da oggi, si assume il compito di tener desta nell'umanità il più alto senso della propria missione e dei propri valori.

Franco Loi

Il sole 24 ore, 19/7/1992

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