Critica sulla poesia di Marcia Theophilo:Libro "Io canto l'Amazzonia"

Un canto tra mito e quotidiano

di Dario Bellezza

«L'ispirazione mai mi stanca
quando si agita una canzone
si rinnovano le acque del fiume
scoppiano mille tempeste
gli,urli si moltiplicano»

Questi limpidi e intensi versi aprono una strada semplice e lineare per parlare della poesia di Márcia Theóphilo; poesia che si dibatte tra titanismo degli eventi e difficoltà dell'esistere. Tutto questo è maggiormente amplificato in un paese magico e tragico come il Brasile. Come prima costatazione c'e da rilevare il rapporto cosmoganico esistenziale che Márcia Theóphilo ha instaurato con la vita, la storia, il destino dell'uomo, disperso su questo minuscolo punto dell'universo chiamato: terra.

"Io sono vivo e voglio che lo sappiano
l'umido della pioggia, il calore e la frescura del vento».

Come a dire che l'uomo e la sua prosopopea di grande artefice di storia e di destino, altro non è che una molecola, un insignificante segno del nulla, appena un'orma e la poesia è una delle poche strade ancora percorribili per aiutare l'uomo e dunque la terra a non perdersi definitivamente. Márcia Theóphilo possiede una strepitosa capacità di organizzare la pagina. Le parole possono (passare) con enorme semplicità ed eleganza dal privato al pubblico, dallo storico al quotidiano, dal mitico alla microstoria, dal sogno al reale.

«Albero io conosco la tua vita,
i tuoi fruscii, la voce dei tuoi rami,
e tu cerchi il mio sguardo per darmi compagnia»

La poesia della Theóphilo ci viene dal mondo mitico dell'Amazzonia, da un altrove paradisiaco, ma è ingabbiata in ritmi europei, oserei dire mediterranei, insomma i suoi versi sono cantilenati con sbalzi improvvisi di sangue; possiedono una forza selvaggia, sono un fiume in piena da cui emerge peró sempre la sincerità sofferta dell'autrice.

«E il nostro sorriso si smorza
come archiviate carte
ingiallite mature
disposte a cadere
nelle braccia perché io baci
la tua bocca».

"Io canto l'Amazzonia" non dà ragione a Saint Beuve quando afferma che il valore di un opera è inscindibile dalla biografia dell'autore ma neppure a Benedetto Croce il quale sostiene che l'unica biografia di un autore è l'opera, qui le due visioni che sembrano distanti, se non diametralmente opposte, sono mischiate, rierito forse del fatto che l'autrice è una esule. Chiunque viva, non dimentichiamolo, anche per scelta come la Márcia Theóphilo, lontano dalle sue radici e opera con le parole sente lo strazio della lontananza, la malinconia dell'abbandono. E inoltre, il poeta, alle soglie del duemila, non è di per se stesso un esiliato? Un non inserito? Un non accettato? La società odierna è occupata ad arraffare beni materiali, è impegnata ad abbellire la facciata, dell'interno dei beni materiali poco gliene cala e il poeta va per la sua strada una strada solitaria e perigliosa. La poesia di Márcia Theóphilo così suadente, così cullante, ma anche così piena di censure, di ritmi che sembrano mimare i ritmi delle stagioni è lontana dalle scuole, fuori dalla 'combriccola' perché la Theóphilo a tutti è vicina, per allontanarsene subito e per covare come madre terra quelle parole virgulto che da lei sbocceranno. Se dovessi trovare dei maestri farei il nome di Rafael Alberti. Però l'allieva lo supera soprattutto, nella capacità di rendere quotidiano il mito e mitico il quotidiano. Ma citerei anche Vinicius de Moraes e Antonio Machado, il Fernando Pessoa del Canto del marinaio e il García Lorca dei 'Canti gitani'. "Io canto l'Amazzonia" è il documento di una donna che soffre, ama, lotta. Un documento a volte doloroso e cupo a volte felice ed esilarante. I versi sono sempre calcolati mimano il mito dell'Amazzonia gettato nella sgangherata metropoli romana. Se la poesia, come sostengono in molti, è nostalgia, la poesia di Márcia Theóphilo traduce le intermittenze del cuore della terra. Il suo è un viaggio nei nomi e nei numi, è il ritorno a un mondo incorrotto. La Theóphilo è una voce contro il tempo. La sua poesia è l'epifania di un cuore sconfinato, inedito, inusuale oggi che la natura è piuttosto bistrattata. La poesia è il veicolo per trasportare il mondo fuori dall'angoscia e dall'incertezza proprio perché è essa stessa incertezza, ambiguità.

«Spalancando il paradiso, accendono la pazzia
i nostri sensi scatenati. Andiamo
fra luci accecanti, fra densi colori
in estasi chiamando gli dèi».

E, dunque, via a questa celebrazione indio-europea. Prepariamoci a ritornare al mito, a ridare dignità e autorità alle parole.

Dario Bellezza

Pubblicato come prefazione alle poesie di Márcia Theóphilo nell'antologia "Poesie di amore. In segreto e in passione" (con il titolo 'Come sono le tue carezze') ed. G.T.E. Newton a cura di Francesca Pansa.

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